Obesità in Italia: dati aggiornati, rischi e ruolo dell’attività fisica
20 Maggio 2026
L’Istituto Superiore di Sanità dà il seguente significato dell’obesità. L’obesità è definibile come un accumulo eccessivo di grasso corporeo rispetto alla massa magra, in termini di quantità assoluta così come di distribuzione in punti precisi del corpo. L’obesità riguarda circa un miliardo di persone nel mondo. E rappresenta una sfida complessa in quanto varie tipologie di trattamenti dell’obesità possono essere attuati, ma purtroppo vi sono elevati rischi di ricadute. In occasione dell’Obesity Day Summit 2025 è stata tracciata una fotografia aggiornata dell’obesità in Italia e nel mondo.
I dati mostrano una crescita costante del fenomeno, soprattutto tra bambini e adolescenti. Secondo l’OMS, oggi quasi la metà della popolazione mondiale adulta è in sovrappeso e il numero di adolescenti obesi è quadruplicato rispetto agli anni ’90. Anche in Italia la situazione desta preoccupazione, con milioni di bambini e ragazzi in eccesso di peso.
Si stanno studiando vari approcci integrati (dieta, attività fisica, tecniche comportamentali e supporto sociale) cercare di far fronte al problema. Tale problema va affrontato quale questione di carattere generale, poiché ha ripercussioni gravi, oltre che per le persone obese, per la collettività intera. L’obesità è un fattore di rischio per tante malattie croniche che causano considerevoli costi dal punto di vista dell’assistenza sanitaria.
Istruttori fitness e personal trainer hanno un compito prezioso nel gestire e prevenire eccessi ponderali. Ma procediamo con ordine.
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Obesità tabella e valori di riferimento
Con obesità si intende una malattia multifattoriale che consiste in alti livelli di massa grassa sottocutanea e/o viscerale. Questo ovviamente è legato a un aumento di peso.
In base a quanto indicato dall’Istituto Superiore di Sanità, una persona è sovrappeso se ha un indice di massa corporea tra 25 e 29,9 kg/m². Un individuo è obeso se tale indice è uguale o maggiore a 30.
La medicina nutrizionale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità usano una tabella di valori tipo la seguente per indicare cosa significa obesità, da un lato, ed estrema magrezza dall’altro.

Alcune organizzazioni sono arrivate a dare ulteriori definizioni per persone con IMC oltre 50 ovvero super obese e super super obese quando l’IMC va oltre 60.
È importante sottolineare che si deve fare riferimento, oltre che alla percentuale di massa grassa, alla distribuzione dell’adipe.
Il grasso viscerale, misurabile con la circonferenza addominale, genera un grande rischio di problemi cardiovascolari acuti. Si può, cioè, avere un IMC normale e alta obesità addominale ed essere più in pericolo di un soggetto che ha IMC alto.
Obesità in Italia e nel mondo
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che il tasso di obesità tra il 1975 e il 2023 è triplicato. L’obesità è un grave fenomeno che colpisce tutte le età. Ultimamente, però, i dati Istat fanno squillare un campanello d’allarme perché si sta verificando un aumento del numero di giovani adulti in sovrappeso.
Si calcola che tra il 2003 e il 2023 si è avuto un innalzamento del 38% del tasso di obesità italiano. In questo incremento si evidenzia un contributo significativo delle persone tra 18 e 34 anni (gli obesi in questa fascia di età sono passati dal 2,6 al 6,6%) e di quelle tra 35 e 44 anni (dal 6,4% a quasi il 10%).
I dati più recenti mostrano che il problema riguarda sempre di più le nuove generazioni. Nel mondo oltre 390 milioni di bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni presentano problemi di peso e circa 160 milioni vivono una condizione di obesità. Secondo UNICEF, a livello globale il numero di bambini e adolescenti obesi ha ormai superato quello dei coetanei sottopeso.
In Italia, applicando le medie percentuali alla popolazione tra 3 e 19 anni, si stima che circa 2,4 milioni di bambini e ragazzi siano in eccesso di peso.
Obesità infantile in Italia: tutti i dati
L’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri riporta che in Italia l’obesità colpisce il 9,8% dei bambini. Secondo dati elaborati nel 2020, il 29% dei bambini della fascia d’età 7-9 anni di 33 Paesi è sovrappeso o obeso.
Il World Obesity Atlas 2023 della World Obesity Federation, indica che tra il 2020 e il 2035 si verificherà un aumento del 61% del numero di ragazzi e del 75% del numero di ragazze di età compresa tra 5 e 19 anni affetti da obesità.
Secondo l’indagine OKkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, circa un bambino italiano su cinque tra gli 8 e i 9 anni presenta eccesso di peso. Circa il 19% è in sovrappeso, quasi il 10% vive una condizione di obesità e una quota più ridotta presenta obesità grave. I dati mostrano inoltre differenze territoriali ancora marcate, con valori più elevati soprattutto nel Sud e nel Centro Italia.
Cause di obesità, comprensione del fenomeno
Le cause dell’obesità sono molteplici. Certo è che l’aumento negli ultimi anni non può dipendere da questioni genetiche che, naturalmente, non sono variate.
Le motivazioni vanno, dunque, individuate in fattori sociali ed economici. E ciò include uno stile di vita sempre più sedentario. Negli ultimi anni anche le abitudini quotidiane dei più giovani sono profondamente cambiate. Sempre più bambini trascorrono molte ore davanti a smartphone, tablet e televisione, mentre si riduce il tempo dedicato al gioco all’aperto e al movimento spontaneo. Anche gli spostamenti quotidiani sono diventati più sedentari: molti bambini non vanno più a scuola a piedi o in bicicletta. Per molte generazioni il movimento era parte naturale della giornata: correre, giocare all’aperto e trascorrere tempo con gli amici. Oggi, invece, l’attività fisica tende a concentrarsi in momenti limitati e programmati.
Le persone, inoltre, preferiscono cibi ricchi di sale, zucchero e grassi. Il mondo dell’offerta risponde a questa preferenza con cibi ipercalorici a basso prezzo e diffusi capillarmente. Questo espone soprattutto i giovani e i gruppi sociali più poveri al rischio di consumare grandi quantità di questi alimenti.
Parallelamente, si mangia sempre più fuori casa e, inevitabilmente, si compiono scelte alimentari sbagliate e dettate dalla fretta.
L’urbanizzazione, la diffusione di automobili e mezzi di trasporto (banalmente gli ascensori) hanno dato il loro contributo assecondando abitudini (troppo) comode.
Sintomi e conseguenze dell’obesità, i fattori di rischio
L’obesità non dà come unico sintomo l’accumulo visibile di grasso, soprattutto nella parte centrale del corpo. L’obesità ha sintomi specifici sia fisici sia psicologici.
Dal primo punto di vista:
- difficoltà respiratorie (sia nell’attività quotidiana sia durante il riposo);
- dolori articolari, che possono diventare cronici e colpiscono, in particolar modo, ginocchia, fianchi e schiena;
- stanchezza persistente e mancanza di energia.
Per quanto riguarda i sintomi psicologici dell’obesità si segnalano soprattutto bassa autostima e depressione. Tra l’altro, quest’ultima innesca un circolo vizioso. Alcuni studi hanno verificato che cattivo umore e stress determinano una sospensione del controllo per cui si ricorre al cibo. Ciò significa che la perdita di peso è inversamente proporzionale agli indici di depressione.
Patologie correlate all’obesità
Tutte le istituzioni sanitarie mondiali sono concordi nel ritenere che l’obesità aumenta significativamente i rischi di contrarre alcune patologie. Più nello specifico, l’eccesso ponderale favorisce l’insorgenza o aggrava le malattie già esistenti. Questo significa ridurre qualità e, spesso anche, durata della vita. È il caso di alcuni problemi gravi e croniche quali:
- malattie cardiovascolari (ipertensione, ictus e problemi cardiaci);
- diabete di tipo 2 e condizioni a esso associate quali cecità, amputazioni, bisogno di dialisi;
- disturbi muscoloscheletrici (osteoporosi, artrosi e osteoartrite;
- neoplasie (tra cui tumore a endometrio, seno, ovaie, prostata, fegato, cistifellea, rene e colon).
L’obesità genera complicanze anche in gravidanza…
Quali disturbi porta l’obesità già in giovane età
L’obesità infantile e adolescenziale è associata a un aumento del rischio cardiovascolare già in giovane età. Tra le conseguenze più osservate vi sono:
- aumento della pressione arteriosa,
- peggioramento del profilo lipidico,
- maggiore resistenza insulinica,
- incremento del rischio di sviluppare diabete di tipo 2.
Numerosi studi mostrano, inoltre, che il sovrappeso sviluppato durante l’infanzia tende spesso a persistere anche nell’età adulta, aumentando il rischio di patologie cardiovascolari e metaboliche.
Strategie alimentari efficaci per contrastare l’obesità
L’alimentazione ha un ruolo basilare nella gestione dell’obesità e nella promozione di uno stile di vita sano. Un approccio equilibrato può fare la differenza nel successo a lungo termine di qualsiasi programma di perdita di peso.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una dieta sana include una varietà di alimenti nutrienti e ricchi di fibre, come frutta, verdura, legumi, noci e cereali integrali. Si dovrebbe, invece, limitare l’assunzione di zuccheri liberi e grassi saturi.
Harvard T.H. Chan School of Public Health suggerisce che le strategie alimentari per combattere l’obesità dovrebbero concentrarsi sulla restrizione calorica. Non solo. Esse dovrebbero riguardare anche la qualità nutrizionale degli alimenti consumati. Questo include il consumo di proteine magre, una ridotta assunzione di bevande zuccherate e l’uso moderato di grassi salutari provenienti da fonti come l’olio d’oliva e il pesce.
Per poter implementare una strategia alimentare davvero efficace per gestire l’obesità l’ideale è seguire una dieta personalizzata. Secondo la rivista “Nutrition Reviews” diete redatte osservando le caratteristiche individuali possono migliorare significativamente le probabilità di successo nella perdita di peso e nel mantenimento del peso perso.
Il ruolo dell’esercizio fisico nella gestione dell’obesità
L’Organizzazione Mondiale della Sanità punta il dito contro l’inattività fisica rilevata in tutto il mondo. In un suo recente studio ha registrato che quasi un terzo della popolazione adulta mondiale è inattivo fisicamente. Con questo l’OMS intende che questa fascia di popolazione non svolge neppure 150 minuti di attività fisica di intensità moderata alla settimana. Dato il trend di crescita di questa percentuale tra il 2010 e il 2022 (circa 5 punti percentuali), l’organizzazione si aspetta che gli inattivi saranno il 35% nel 2030.
Eppure, è la stessa OMS ad aver più volte ribadito che l’attività fisica regolare aiuta a ridurre il grasso corporeo. L’esercizio fisico migliora la salute cardiovascolare, incrementa la sensibilità all’insulina. L’attività fisica contribuisce al benessere psicologico e, in caso di obesità, a ridurre i sintomi di ansia e depressione.
In Italia, a fine 2024, nella Finanziaria si è previsto un fondo mirato per prevenzione e cura dell’obesità. Tale fondo ammonta a oltre 3 milioni di euro nei 3 anni. L’Associazione Amici Obesi, per voce della presidente Iris Zani, a fine gennaio ricordava che “al momento è avvenuto l’inserimento nel Piano Nazionale Cronicità … ma le prestazioni per i pazienti con obesità non sono ancora all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza.”
In tale contesto si evidenziava l’importanza di una corretta narrazione della malattia che non aumenti i rischi di depressione e isolamento. Questa preoccupazione è assolutamente condivisibile, ma non si può tacere il fatto che alimentazione e allenamento rappresentano un binomio perfetto per controllare il proprio peso.
Forma cardiorespiratoria e obesità: cosa emerge dagli studi
Alcuni studi recenti suggeriscono che la forma cardiorespiratoria possa rappresentare un indicatore ancora più importante del semplice indice di massa corporea nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Una ricerca pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, basata sull’analisi di quasi 400 mila adulti, ha evidenziato che migliorare la forma fisica può ridurre significativamente il rischio di mortalità cardiovascolare e generale.
Secondo i ricercatori, anche aumenti moderati dell’attività fisica, come camminare a passo sostenuto per circa 30 minuti al giorno, possono produrre benefici importanti.
Anche durante l’adolescenza la capacità cardiorespiratoria sembra svolgere un ruolo protettivo a lungo termine. Uno studio svedese condotto su oltre 8.900 uomini ha mostrato che livelli più elevati di fitness aerobica in adolescenza sono associati a una migliore salute cardiovascolare decenni dopo.
Programmi di training per la perdita di peso
Come spesso ripetuto, un piano di allenamento corretto si basa sulle caratteristiche individuali. Il bravo personal trainer deve partire dall’analisi della persona per poi predisporre le attività che le sono più congeniali. A conferma di questo, in questo articolo della National Library of Medicine si suggerisce la strategia in 5 passi che consiste nel “Chiedere, Valutare, Consigliare, Concordare e Assistere” per la personalizzazione degli allenamenti.
Premesso questo, nel medesimo articolo sono fissate alcune raccomandazioni generali.
- Per perdere peso corporeo, grasso totale, grasso viscerale, grasso intraepatico migliorare la pressione sanguigna, è preferibile un programma di allenamento basato su esercizio aerobico a intensità moderata.
- Per la conservazione della massa magra durante la perdita di peso, è consigliato un programma di allenamento basato su allenamento di resistenza a intensità da moderata ad alta.
- Per incrementare la sensibilità all’insulina e aumentare la forma cardiorespiratoria, si indica qualsiasi tipo di allenamento (aerobico, di resistenza e aerobico o di resistenza combinato) o allenamento a intervalli ad alta intensità (dopo un’attenta valutazione del rischio cardiovascolare e sotto supervisione).
- Per aumentare la forma muscolare, si segnala l’utilità di training basato preferibilmente su allenamento di resistenza da solo o combinato con allenamento aerobico.
Nello studio sono sottolineati gli effetti benefici dei programmi di allenamento fisico: sull’assunzione di energia e sul controllo dell’appetito, così come sui risultati della chirurgia bariatrica e sulla qualità della vita e sui risultati psicologici nella gestione del sovrappeso e dell’obesità.
In particolare, quando si lavora con bambini e adolescenti in sovrappeso o con obesità è fondamentale costruire programmi progressivi, inclusivi e adeguati all’età, prestando attenzione agli aspetti articolari, cardiovascolari e psicologici.
Supporto sociale e interventi comportamentali, gli approcci più innovativi
Sono tantissimi i fattori che possono incidere sulla lotta all’obesità. Tra questi, riveste un ruolo di rilievo il supporto sociale, accanto ad autocontrollo e controllo dello stimolo.
Le persone che stanno compiendo sforzi per controllare il proprio modo di assumere cibo spesso pare debbano contrastare difese psicologiche. Accade qualcosa di analogo alla dipendenza da sostanze.
D’altra parte, circa due terzi degli obesi mangiano per combattere tensioni, fatiche, come si è già detto, depressione.
I gruppi sociali di supporto appositi, accanto al coniuge e all’entourage familiare, possono aiutare a controllare le dipendenze.
Gestione delle ricadute delle persone obese
Gli esperti continuano a lavorare a nuovi approcci e trattamenti che risultino davvero efficaci non solo nella gestione dell’obesità, ma anche nel prevenire ricadute. Purtroppo, diversi studi dimostrano che solo il 5% di coloro che hanno perso peso mantengono i propri risultati nel tempo.
Ovviamente ogni situazione è diversa, ma fondamentalmente la ricaduta rappresenta un ritorno alle vecchie abitudini. Tecniche di autocontrollo comportamentale sono utili per recuperare i risultati raggiunti. Servono, inoltre, per innescare quel circolo virtuoso di soddisfazione emotiva causata dal veder verificarsi cambiamenti del proprio corpo. Tale soddisfazione abbinata alla percezione di essere tra i vincenti e alla sensazione di benessere indurrà la persona a perseverare.
La prevenzione dell’obesità non riguarda soltanto la perdita di peso. Significa promuovere movimento, salute cardiovascolare, benessere psicologico e qualità della vita. In questo contesto il ruolo dei professionisti dell’attività fisica può diventare centrale nella diffusione di stili di vita più attivi e sostenibili.