Alzheimer e attività fisica: il ruolo del fitness cardiorespiratorio

Autore: Redazione
2 Febbraio 2026
attività fisica e demenza gli studi provano che l'efficienza cardiorespiratoria aiuta a prevenire o allontanare il rischio di problemi cognitivi

In Italia oltre 1,4 milioni di persone convivono oggi con una forma di demenza. Le stime indicano che i casi potrebbero superare i 2,2 milioni entro il 2050 (+54% in questo lasso di tempo). Così si evince dai recentissimi dati pubblicati da Alzheimer Europe (The prevalence of dementia in Europe 2025). In tali numeri, risulta, in particolare, evidente che la malattia di Alzheimer rappresenta la causa più frequente di demenza e costituisce una delle principali sfide sanitarie legate all’invecchiamento della popolazione. In un contesto di questo tipo, la relazione tra Alzheimer e attività fisica assume un ruolo centrale.

Sempre più evidenze scientifiche dimostrano che il movimento non è solo una scelta di benessere, ma un potenziale strumento di prevenzione del declino cognitivo.

Una recente ricerca pubblicata dal British Journal of Sports Medicine nei primi mesi del 2025 conferma che mantenere una buona forma fisica può ridurre il rischio di sviluppare demenza e rallentare l’insorgenza dei sintomi cognitivi.

Alzheimer e attività fisica: utilità provata del fitness cardiorespiratorio

La relazione tra Alzheimer e attività fisica è stata analizzata in uno dei più ampi studi osservazionali degli ultimi anni.

La ricerca, condotta da esperti della Tianjin Medical University e del Karolinska Institute, ha coinvolto più di 61.000 partecipanti del database UK Biobank, seguiti per un periodo di 12 anni. I soggetti, aventi un’età compresa tra 39 e 70 anni, sono stati monitorati anche per la loro predisposizione genetica alla demenza.

La fitness cardiorespiratoria (CRF), che indica l’efficacia con cui l’organismo apporta ossigeno ai muscoli in movimento, si è misurata attraverso un test di sei minuti su cyclette. I risultati hanno mostrato che un’elevata CRF è associata a migliori capacità cognitive generali.

Attività fisica e Alzheimer: metodologia dello studio

I partecipanti sono stati classificati in tre livelli di CRF (basso, moderato, alto), normalizzati per età e sesso. Si sono rilevati i deficit cognitivi tramite anamnesi e documentazione clinica. Il punteggio di rischio poligenico per la malattia di Alzheimer è risultato utile per valutare la predisposizione genetica.

Durante il follow-up, l’analisi dei dati ha rivelato che il tasso di incidenza di demenza era 0,60 per quelli con un alto CRF. Inoltre, nei partecipanti con un rischio poligenico alto o medio, coloro con un alto CRF mostravano una riduzione del rischio del 35%.

L’insorgenza della demenza si manifestava, inoltre, con un ritardo di 1,48 anni nei soggetti con un alto CRF rispetto a quelli con un livello basso.

Questo suggerisce che l’attività fisica possa mitigare i fattori genetici associati al declino cognitivo negli anni.

Attività fisica, demenza e invecchiamento cognitivo

Gli studi confermano che un elevato indice di CRF migliora la capacità dell’organismo, in particolare di cuore e polmoni, di affrontare lo sforzo fisico. Questa capacità tende evidentemente a diminuire con l’avanzare dell’età, con una riduzione stimata del 20% per decennio a partire dai 70 anni.

Sostenere un alto livello di attività fisica favorisce il mantenimento di un buon CRF, con evidenti benefici cognitivi durante l’invecchiamento. Si sono notate migliorie nelle prestazioni di:

  • memoria prospettica (capacità di ricordare di compiere azioni nel futuro),
  • numerica e verbale,
  • e nella velocità di elaborazione delle informazioni.

Le evidenze scientifiche indicano, dunque, che mantenere un buon livello di attività fisica nel corso della vita può contribuire (oltre che alla longevità attiva) a proteggere il cervello dall’invecchiamento e ridurre il rischio di Alzheimer. In un contesto di crescente diffusione della demenza, promuovere il movimento rappresenta una strategia di prevenzione accessibile e supportata dalla ricerca.

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