23.05.2007

Le bufale sulla sicurezza alimentare

Diversi convegni che si sono interessati di alimentazione e salute hanno fatto notare che è opinione diffusa che oggi i cibi siano meno sicuri di una volta. Questa idea è spesso alimentata dai mezzi di comunicazione, dato che una cattiva notizia dà molta più eco di una buona. Inoltre Internet, dove le notizie corrono senza alcun controllo, ha enfatizzato sia in senso positivo che negativo notizie vere e false sui prodotti alimentari. Per un certo periodo di tempo è comparsa la paura dei “nanogrammi”, ovvero la presenza in molti prodotti alimentari di metalli come ferro, nichel, titanio, alluminio, zinco, zirconio, ecc. Si aggirava quindi sul web il nanogrammo, specie di mostro bavoso con le zampette: in realtà il nanogrammo, cioè un miliardesimo di grammo, è praticamente il nulla e come quantità di sostanza non può fare male a nessuno. Certamente vi è la preoccupazione sulle frodi, sulle sofisticazioni, sulle contaminazioni che possono accadere ai cibi consumati, ma l’equazione “cibo di una volta = cibo più sicuro” è del tutto infondata, come pure quella che il cibo naturale sia più sicuro. Il consumatore pensa che i cibi naturali, cioè non trattati in alcun modo, siano assolutamente innocui. Ma già dal 1986 il premio Nobel Ames aveva demolito questo concetto dimostrando che il 99% degli agenti cancerogeni o nocivi per la salute proviene dagli alimenti naturali, i quali per proprio conto producono potenti sostanze tossiche per difendersi dai parassiti. Citava i funghi, il basilico, lo zafferano, gli spinaci, il prezzemolo, il sedano, le arachidi, ecc. Non meno sbagliata è l’idea che una volta non esistessero frodi e sofisticazioni. È risaputo che la qualità di moltissimi cibi negli Anni ’50 e ’60 era pessima, dato che non esistevano limiti biochimici e biologici e mancavano strumenti di analisi per la rilevazione di molte sostanze tossiche. L’olio di oliva veniva ampiamente sofisticato. Nelle stalle non c’erano i refrigeratori del latte e per correggere l’acidità veniva usata l’acqua ossigenata. Il vino era sistematicamente adulterato. Ai formaggi si aggiungeva fecola di patate e talco. La carne bovina, suina e il pollame veniva venduta anche se non perfettamente conservata. E così via. L’Unione Nazionale Consumatori conferma che l’introduzione di norme sempre più severe consente anno dopo anno di migliorare la qualità degli alimenti presenti sulle nostre tavole.