02.10.2013

I tredici punti anticonvenzionali sull’ipertrofia natural – parte prima

di Ado Gruzza, Accademia Italiana della Forza

 

All’inizio del 2012 uscì un articolo sul sito dell’accademia italiana della forza,  che fece un putiferio nell’ambiente del fitness\bodybuilding\powerlifting, insomma, nel mondo del ferro.

Vennero probabilmente toccati alcuni punti sacri, alcuni pilastri della conoscenza (in realtà flebile) del palestrato. Pilastri ormai traballanti ed instabili da anni, per cui, è bastato un soffio di vento, per metterli in crisi.

 

A distanza di un anno e mezzo, credo sia interessante rivedere questo articolo, aggiornarlo a quello che in questo anno e mezzo è successo, mantenendone il carattere dissacratorio e che guarda al sodo delle faccende: nel mondo dei pesi, stiamo considerando da troppo tempo dogmi sacri ed intoccabili, che nella pratica di chi usa i pesi come attività sportiva (ottenendo performance, ed i numeri non sono sindacabili) ad alti livelli, non sono più considerati da decenni, semmai lo fossero stati.

 

Cosa sappiamo oggi dello sviluppo della massa magra nel natural e come possiamo trarne profitto immediatamente

 

ipertrofia, forza

Cosa sappiamo oggi dell’ipertrofia? Sicuramente c’è una grandissima confusione, un ridondante rumore di fondo. Perché tutto ciò che passa dal fitness commerciale ha un doppio meccanismo mentale: si complica e si semplifica troppo. Con troppa poca preparazione scientifica e intellettuale sono affrontate certe ricerche (semplificazione)

e con troppa voglia di inventare qualcosa di nuovo (complicazione) sono presentati via via fantasmagorici studi rivoluzionari presentati senza la giusta competenza o onestà intellettuale.

Fantomatici picchi ormonali dopo due mezze serie di mezzo squat sono spesso considerati con più attenzione della capacità di generare elevati livelli di tensione, per un ampio range di movimento, con un assetto tecnico ottimale e con un carico decisamente importante.

 

Mel Siff, l’autore di quel noiosissimo manuale (Supertraining) tanto osannato dai nerds della pesistica, disse una cosa importante: cosa sappiamo dell’ipertrofia? Poco, sappiamo di sicuro solo che occorre aumentare i carichi per creare un adattamento del corpo in tal senso.

 

Ora vi dico cosa ho osservato io, in questi ultimi anni di appassionata attività di allenatore. Nel powerlifting l’ipertrofia è in teoria un evento secondario, non ricercato direttamente. In teoria! In realtà l’allenamento per il powerlifting è ottimale solo se produce processi ipertrofici ottimali.

 

 

Notate bene: queste sono mie considerazioni ed esperienze personali, di uno che ha semplicemente osservato dei fatti. Non c’è una  bibliografia alla fine e non pretendo che questi punti siano una legge universale. Sono le riflessioni di un allenatore che allena ad alti livelli. Sono le riflessioni fatte dalla stessa persona che in passato ha avuto intuizioni in materia sovraccarichi che oggi sono praticamente date per scontate da tutti nell’ambiente. Quando ancora la gente parlava di muscolo carente già qui si parlava di vettori di forza e automatismo corticale.

 

Ecco allora quello che ho osservato io. Una pure osservazione della mia realtà, niente più e niente meno. Se non vi interessa fate click col mouse e continuate a leggervi Flex. Leggere fa sempre bene, dicono.

 

RISPOSTA DI ADATTAMENTO AD UNO STIMOLO

 

1. L’ipertrofia è un evento di adattamento. Per cui risponde primariamente ad uno stimolo. Il primissimo stimolo che cronicizza l’ipertrofia è l’avvenuta capacità di produrre un momento di forza. In pratica, senza farla tanto lunga: ogni stimolo che richiede un incremento di forza genera una risposta ipertrofica. Se per mestiere da domani dovrete appoggiare un vaso di 50 kg su uno scaffale a 150cm di altezza, vi garantisco che il corpo darà una risposta ipertrofica nei muscoli interessati, che voi seguiate le sacre regole del bodybuilding oppure no.

 

 

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